Avevo appena 18 anni, andavo al liceo (quando non bigiavo), di donne neanche l'ombra, ascoltavo Cocciante, Masini e i Pink Floyd. Rinnego con forza il secondo, classificandolo come un errore di gioventù. In ogni caso, si sa che l'adolescenza è generalmente il periodo più tormentato della vita, il momento in cui si vivono tutte le emozioni come attraverso un amplificatore "valvolare" da concerto a tutto volume. Con l'orecchio a 5 centimetri dal woofer.
Rispolverando i vecchi quaderni con le mie canzoni e le mie poesie (ommamma, scrivevo poesie! P O E S I E... Io!) ho trovato questo brano. La musica è improponibile, ma del testo qualcosa si salva, che ne dite?
Comunque, ecco cosa scrivevo allora:
Pagine vuote
Di tutto ciò che ho fatto
di tutto ciò che ho detto
di tutto ciò che ho visto
in questo mondo maledetto
di tutte le occasioni
sbattute in faccia al vento
che ne resta dentro al cuore
se non un futile rimpianto?
solo pagine vuote
solo righe sprecate
solo vaghi ricordi
di poche note sbiadite
solo un pallido sogno
di un giorno d'estate
che tortura la mente
e non mi lascia un istante
Ma cambierò città
e cambierò realtà
lontano dal mondo, lontano da tutto
lontano dagli anni che ho perso
e ricostruirò la mia libertà
le pagine vuote della mia vita scriverò
di certo non potrò
scordare il mio dolore
comunque proverò
a ridere di cuore
non credo alla sfortuna
o a un destino impresso a fuoco
e forse per cambiarlo
basta cominciare il gioco
niente più pagine vuote
niente più storie sbagliate
niente più false vittorie
niente più notti sballate
Io cambierò città
e cambierò realtà
lontano dal mondo, lontano da tutto
lontano dagli anni che ho perso
e ricostruirò la mia libertà
le pagine vuote della mia vita scriverò
Un po' ingenuo, forse, ma ho descritto i miei stati d'animo con una lucidità che mi ha sorpreso, a 18 anni di distanza. Ho doppiato i miei anni. Eppure non corro nemmeno tanto forte, come ho fatto?